Biografia
Nell’aprile del 2009, i Westlife si ritrovarono nell’appartamento londinese di Mark Feehily. Shane Filan, Kian Egan, Nicky Byrne e Mark stesso si erano presi un anno di pausa nel 2008, dopo aver raggiunto il primo posto in classifica con ben 14 singoli. Un risultato senza precedenti, che si aggiungeva a 10 album piazzati in top ten, 40 milioni di copie vendute, una sequenza di record annuali, e tour in stadi gremiti di fan in visibilio. I quattro irlandesi si sedettero nel salotto di Mark e si dissero l’un l’altro che non avevano bisogno di fare un altro disco. Dovevano sentire il desiderio di farlo.Durante il loro anno sabbatico, i Westlife hanno trascorso del tempo insieme, in particolare in occasione del matrimonio di Kian alle Barbados, ma hanno soprattutto cercato di ricostruire la loro identità di uomini, distinta da quella della band che ha venduto il maggior numero di dischi in Gran Bretagna nell’ultimo decennio. I guadagni e i riconoscimenti ottenuti col loro successo avevano finito col contare di meno rispetto all’impegno che avevano investito in questa impresa, soprattutto nell’ultimo periodo. “Avevamo quasi dimenticato chi fossimo al di fuori del gruppo”, ha detto Mark.
Ma ripercorriamo la storia di questo quartetto da record. Quando i Westlife si formarono – prima di Flying Without Wings, World Of Our Own, What Makes A Man, Fool Again, My Love, e la loro lista infinita di dischi di platino - erano poco più che degli adolescenti. La loro età andava dai 17 ai 19 anni. In quel periodo, i loro rivali sulla scena pop britannica erano le All Saints, gli Steps e le B*Witched. Mentre i loro amici si preparavano ad andare al college, o a entrare nel mondo del lavoro, Mark, Shane, Kian e Nicky si imbarcavano in un’impresa decennale fatta di musica diretta al cuore del pop internazionale. A 30 anni, era dunque giunto il momento di ritrovare se stessi.
Shane trascorse la maggior parte del 2008 con sua moglie e i suoi due figli, con occasionali visite al campo di golf e a quello di football. “È stata una sorta di vacanza a casa. Qualcosa che non avevo mai fatto. Noi quattro abbiamo vissuto la vita all’incontrario rispetto ai nostri coetanei. Abbiamo cominciato avendo successo e poi abbiamo avuto il tempo per crescere come persone.” Questa pausa, come spiega Shane, gli ha dato l’opportunità di valutare l’aspetto folle dei primi anni della “Westlife-mania”, sia dal punto di vista dei fan che, internamente, da quello dei loro ritmi di vita assurdi. Una sera, durante il loro primo tour, lui e Kian si lanciarono in una gara di bevute che durò, racconta, sessanta giorni. “Stavamo sul palco e ci facevamo l’occhiolino: "Usciamo stasera, ragazzi?" Anche nelle sere libere andavamo per locali. Una sera, Kian mi picchiò per davvero mentre facevamo una lotta per scherzo.” Kian racconta: “In qualunque città arrivassimo, c’era sempre il proprietario di un bar che si offriva di chiudere il locale per una notte per noi e la nostra crew. Era pura follia. Ora, diluisco la vodka con il seltz. Non bevo neanche più il lime!”
Per Kian, l’anno di pausa è stato segnato dal dramma del padre, malato di tumore, ma anche dalla gioia immensa del matrimonio con la sua fidanzata di sempre e da una nuova avventura professionale: il co-management di una nuova girlband insieme al manager dei Westlife, Louis Walsh. “Non ho avuto un solo giorno in cui poter dire: ‘Ah, cosa faccio oggi?’. La vita ha riempito la mia strada di cose da fare. Mi sono successe tante cose, ma ero pronto a tornare con la band. Volevo ritornare a fare ciò che amo. Mio padre non è stato in grado di venire al matrimonio perché era troppo malato, e abbiamo discusso a lungo e duramente se posticiparlo di un anno, ma la sua attitudine nei confronti della vita era: ‘Vai avanti e fallo’, così sposarmi è stato un modo per onorarlo e rispettarlo. La stessa cosa con la band. Queste cose succedono, nella vita.”
Nicky ha seguito lo stesso percorso di Shane, e per i primi sei mesi ha trasferito la sua famiglia – moglie e due bimbi – in una proprietà in Portogallo che aveva appena acquistato, prima di tornare nella sua amata Dublino dove ha trascorso la seconda parte dell’anno. “I gemelli avevano un anno e mezzo quando è cominciato l’anno di pausa, ed è davvero un privilegio vedere i tuoi figli crescere a questa età. Molti padri che lavorano dalle nove alle cinque non possono farlo. Ed è tempo che non si può recuperare. Puoi davvero costruire un legame forte con loro.”
Mark ha invece passato i primi 3 mesi “senza fare assolutamente nulla. Morivo dalla voglia di tornare in Irlanda, e così feci, ma dopo i primi quattro o cinque mesi mi prese un po’ di panico al pensiero che era passata quasi metà dell’anno e non avevo fatto niente. Così sono andato su internet e ho prenotato una serie di voli per visitare vari paesi in tutto il mondo. Se non lo avessi fatto allora non lo avrei fatto mai più! Sono stato in Tailandia, Indonesia, Giappone, India, e poi al matrimonio di Kian a Barbados. Avevo visto molti posti prima di allora, ma volevo che li vedesse anche Kevin (il compagno di Mark), e quando ci sono arrivato, in molti casi ho realizzato che avevo visto semplicemente delle camere d’albergo!” Mark ha anche trascorso molto tempo interrogandosi sui grandi quesiti della vita. “Cosa mi rende felice e cosa triste. A volte devi allontanarti per valutare queste cose.”
Insomma, l’anno di pausa ha dato l’opportunità di maturare ai quattro Westlife. Quando si sono ritrovati per discutere di un ritorno in studio di registrazione, questa maturazione era pronta per essere riconvertita nel loro percorso musicale. Kian aggiunge: “La verità è che non volevamo riunirci senza un disco nuovo”, racconta Mark. “sarebbe stato molto facile andare dalla nostra casa discografica e dire: ‘OK, vogliamo vendere di nuovo 1 milione di copie, cosa avete per noi?”, e registrare qualsiasi cosa ci avessero dato. Invece, ci siamo incontrati nell’appartamento di Mark, solo noi 4, abbiamo passato in rassegna la nostra musica, poi siamo andati dalla nostra etichetta ed abbiamo detto: ‘Non vogliamo assolutamente fare un disco qui. Vogliamo ricominciare, vogliamo registrare, ma si deve trattare di una raccolta di canzoni che siano amate da tutti e 4.’”
Il titolo dell’album, Where We Are, è risultato profetico. Il punto al quale i Westlife erano arrivati nel 2009 era molto diverso da quello dei teenager che avevano conquistato il mondo del pop alla fine dello scorso millennio. “Abbiamo cominciato a pensare alle persone che non avevano mai provato interesse per i Westlife”, dice Nicky. “Volevamo che quelle persone sentissero una nostra canzone alla radio e che, scoprendo che era nostra, pensassero ‘Wow, davvero?’. Volevamo che fosse di nuovo tutto speciale.”
I Westlife avevano in mente “Millennium” dei Backstreet Boys, che consideravano un esempio delle possibilità a disposizione della musica pop del 21esimo secolo. “In quell’album non c’è una canzone ‘debole’, ed era quello che volevamo per Where We Are: un disco in cui ogni canzone fosse un potenziale singolo”, dice Shane. Questa concezione di un album era perfettamente in linea con l’era di iTunes, in cui l’utente è abituato ad acquistare le tracce che preferisce in un album, magari ignorando gli altri brani. “Siamo arrivati a un punto nel quale comprendiamo perfettamente cosa sia una grande canzone”, dice Mark. “Non ci limitiamo più ad ascoltare gli altri e prendere per buono tutto quello che dicono. Seguiamo il nostro istinto su cosa fa funzionare determinate canzoni per una pop band moderna.”
Le sessioni di registrazione cominciarono a Los Angeles, con un team di produttori e autori completamente nuovo. La prima canzone che i Westlife registrarono fu la struggente ballata I’ll See You Again, uno dei brani preferiti da tutti e quattro. Poi cominciò a svilupparsi una nuova canzone, con un suono epico, un crescendo lento e corale che sembra l’esatto punto d’ncontro fra la tradizione delle ninnananne folk ed il pop contemporaneo. Una tumultuosa melodia di tastiere segna l’inizio di Sound of a Broken Heart. C’è una completa assenza di percussioni nella prima strofa e nel ritornello di No More Heroes, impreziosita poi da un giro di timpani che portano all’esplosione della seconda strofa. La performance vocale di Mark su Talk Me Down ha un carico emozionale che è come un pugno nello stomaco, mentre le linee vocali modificate che aprono The Difference sono un accenno di elettronica. Il singolo di apertura What About Now ha invece sfumature dal sapore più rock. Insomma, Where We Are è chiaramente un disco dei Westlife, ma in qualche modo lo è più dei precedenti.
I ragazzi hanno un senso di possesso molto più forte nei confronti di questo disco. “Abbiamo ricominciato a lottare duro, e non abbiamo più paura di perdere ciò che abbiamo”, dice Mark. “Siamo tanto validi quanto qualunque altra pop band del pianeta, ora. Ma abbiamo dovuto imparare ad usare la parola ‘no’ nei confronti della scelta delle canzoni.” Shane aggiunge: “Speriamo di promuoverlo fino al 2011. Abbiamo smesso di pensare al tempo che passa. Non stiamo neppure pensando al prossimo disco. Vogliamo prima terminare il tour legato a questo album, portarlo in giro per il mondo, in qualsiasi luogo dove la gente voglia sentire i Westlife. C’è ancora un sacco di vita dentro di noi.” Un sacco di vita cresciuta e maturata. Nella storia dei Westlife, una pausa si è dimostrata produttiva al pari di un cambiamento. Where We Are è una vetta nella carriera di questa band, e dimostra quanto Mark, Shane, Kian e Nicky siano pronti per il secondo capitolo della loro incredibile storia.